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L'amore ai tempi della truffa

CONNESSIONE FATALE

Un uomo, una cucina, un telefono e una voce.

Basta poco per costruire un’intimità nel tempo della solitudine: una parola giusta, un complimento, qualcuno che finalmente sembra ascoltarci.

Connessione fatale è un atto unico semplice e inquietante, perché non racconta soltanto una truffa sentimentale. Racconta il bisogno, molto più profondo, di essere riconosciuti.

L’uomo non si innamora di una donna che non esiste ma dell’immagine di sé che quella voce gli restituisce.

Ed è qui che la truffa diventa sociologia: il truffatore non deve inventare un amore. Deve soltanto capire di quale amore abbiamo bisogno.

Il telefono diventa così una porta. Dall’altra parte non c’è nessuno, eppure l’uomo entra. Entra nella sua stessa solitudine, convinto di uscirne.

Poi arrivano i soldi.

E finalmente la realtà presenta il conto.

Una breve piece sulla solitudine contemporanea, sul desiderio di relazione e sulla fragilità di un’epoca nella quale possiamo essere continuamente connessi e, tuttavia, terribilmente soli.

Perché a volte la truffa più pericolosa non è quella che ci ruba il denaro ma è quella che ci convince di non essere più soli.

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