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Non racconta davvero Giotto. Lo usa come detonatore.

GIOTTO RIVELATO

Il pittore èil pretesto per interrogare lo sguardo contemporaneo, quello di chi osserva, rappresenta, interpreta e, spesso senza accorgersene, trasforma la realtà in superficie. Il punto non è più ciò che vediamo, ma ciò che accade a noi quando finalmente vediamo davvero.

Il testo procede per sottrazione. La pittura perde progressivamente la sua funzione rassicurante di forma, composizione, armonia e l'immagine smette di essere qualcosa da possedere ma diventa qualcosa che ci espone. «Fissare non è vedere»: è forse questa la frase che attraversa tutto il monologo.

Giotto, allora, non è un maestro del passato ma un contemporaneo scomodo. È colui che avvicina il cielo alla terra, il sacro al corpo, l'immagine alla presenza, e proprio questa prossimità costringe il pittore-personaggio a mettere in discussione il proprio mestiere, non la tecnica, ma l'intenzione.

C'è una bella inquietudine in questo testo. Perché dietro la riflessione sulla pittura emerge una domanda più ampia, quasi sociologic ovvero quanto della realtà trasformiamo in immagine per non essere costretti a entrarci davvero in relazione?

Il finale rovescia definitivamente il rapporto tra osservatore e osservato. Il pittore crede di essere davanti alla tela, ma scopre di essere "dall'altra parte", ad aspettare di essere visto e qui Giotto smette definitivamente di essere un personaggio storico ma diventa uno sp,ecchio e, come tutti gli specchi che funzionano davvero, non ci restituisce l'immagine che vorremmo vedere!

Presentato il 10 settembre 2026 all'interno della manifestazioni Eterni Contemporanei organizzata a Pinerolo da Lilium Art Gallery

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