Adattamento
La Benedizione

Quante volte abbiamo avuto ragione nelle parole e torto nei fatti?
Adattare una novella di Pirandello significa sempre attraversare il tempo senza perdere di vista l’uomo. In questa riscrittura teatrale, la vicenda di don Marchino diventa una riflessione ironica e amara sulla responsabilità individuale e sull’ipocrisia collettiva.
Al centro della scena c’è Stravignano, un paese che non esiste più, un paese della verde Umbria, terra di Santi, dove tutti sanno, tutti giudicano, tutti hanno ragione, ma succede che quando la sofferenza chiede aiuto, la solidarietà diventa improvvisamente una questione di competenze, convenienze e responsabilità altrui.
Don Marchino si difende con la ragione, gli stravignanesi con le parole. Rosa osserva, Nunziata spera e intanto … un bambino muore.
La tragedia smaschera così una verità scomoda: non basta conoscere la differenza tra il bene e il male. Bisogna essere disposti a scegliere. Questo luogo non è un paese di uomini induriti dalla vita, è un paese di persone normali. ed è proprio questo a renderlo inquietante.
L’indagatore spietato non si limita a mettere in scena una storia di mancata carità, ma si interroga sul modo in cui una società costruisce le proprie giustificazioni. La responsabilità non viene negata apertamente: viene distribuita, rinviata, ridotta, delegata, e finché nessuno si sente davvero chiamato in causa, tutti possono continuare a considerarsi persone perbene. Perché una comunità può essere molto unita nel giudicare e profondamente divisa nel prendersi cura.
E la domanda, alla fine, non riguarda soltanto Don Marchino, e resta da chiederci quante volte abbiamo avuto ragione nelle parole e torto nei fatti?
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