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Teatro della memoria

Perché gli uccelli cantano anche di notte?

Copertina disegnata per Perché gli uccelli cantano anche di notte?

Una tragedia finisce quando si spegne il fuoco, o quando una società decide di ricordarla?

Nella notte del 26 aprile 1986 il reattore esplode. Ma la tragedia non inizia con l'esplosione. Comincia con il silenzio.

Quarant'anni dopo, un sociologo ottiene il permesso di entrare nella zona di esclusione. Non cerca prove scientifiche: cerca le parole che il tempo ha lasciato indietro. Vuole capire come una società possa continuare a vivere mentre le viene chiesto di negare la realtà.

Camminando tra gli edifici abbandonati scopre che la città non è vuota. Ad abitare le case sono le memorie.

A poco a poco comprende che questo non è soltanto il luogo della contaminazione nucleare. È il luogo in cui la menzogna diventa sistema sociale, dove l'obbedienza vale più della coscienza e dove la paura della verità produce più vittime delle radiazioni.

L'ultima battuta non parla del disastro nucleare, ma del presente.

Le radiazioni hanno un tempo di dimezzamento. Le bugie no. Continuano a contaminare le coscienze finché qualcuno non trova il coraggio di pronunciarne il nome.

Lo spettacolo alterna realismo, teatro della memoria e momenti metateatrali. I personaggi sanno di essere ricordi, discutono con il pubblico e si interrogano su una domanda che attraversa tutta l'opera: una tragedia finisce quando si spegne il fuoco, oppure quando una società decide finalmente di ricordarla?

Le radiazioni hanno un tempo di dimezzamento. Le bugie no.

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