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L'isola di Niente

L'ISOLA DINIENTEATTO UNICOUna commedia lotofagica sullasocietà che non sa stare fermaALESSANDRO LA NOCE

Una commedia lotofagica sulla società che non sa stare ferma

La copertina è in coda: il disegno non è riuscito adesso, il sito ci riprova da solo ogni notte finché non viene. Intanto resta il manifesto qui sopra. Se hai la locandina vera, mettila e la coda si ferma.

Che cosa accadrebbe se, improvvisamente, incontrassimo una società nella quale gli individui non avessero più bisogno di correre? Non correre nemmeno per dimostrare di essere felici. È da questa domanda, apparentemente assurda, che prende forma “L’Isola di Niente”. La commedia di Alessandro La Noce utilizza l'episodio omerico dei Lotofagi non come semplice materiale mitologico, ma come dispositivo sociologico. Un esperimento immaginario attraverso il quale osservare la società contemporanea. I Lotofagi diventano così un'alterità radicale non perché siano mostruosi, ma perché sembrano sottrarsi a ciò che noi consideriamo normale. Non desiderano infatti continuamente qualcosa di nuovo. La nostra società, infatti, non sembra più organizzarsi soltanto intorno ai bisogni, ma intorno alla produzione permanente del desiderio. Il soggetto contemporaneo è così sottoposto a una particolare forma di pressione: quella della performance permanente. Ed è qui che i Lotofagi diventano sociologicamente interessanti perché introducono nella nostra società una possibilità quasi intollerabile: non fare. Non come incapacità, non come fallimento, non come depressione ma come scelta. Il loro gesto più radicale consiste nel mettere in discussione l'idea che una vita debba necessariamente essere orientata verso qualcosa. Ulisse è, in questo senso, l'uomo della modernità prima della modernità. Il Lotofago, invece, interrompe la traiettoria. Non chiede “dove devo arrivare”, chiede qualcosa di molto più destabilizzante “perché devo arrivare” È questa la domanda che la commedia porta dentro il presente. E lo fa attraverso una struttura teatrale particolarmente significativa, una finta emergenza mediatica. I Lotofagi vengono scoperti, raccontati, commentati, studiati, interpretati, spettacolarizzati e infine commercializzati e prima ancora di sapere chi siano, abbiamo già prodotto attorno a loro un'economia del significato. Perfino il niente diventa un prodotto. È forse questa la metafora più feroce della commedia. La società contemporanea non tollera il vuoto, quando incontra qualcosa che non comprende, deve riempirlo, con una spiegazione, con un'opinione, con un'immagine, con un prodotto o con un racconto. Il vuoto, quindi, non può semplicemente esistere ma deve diventare contenuto e il contenuto deve diventare consumo. È una rappresentazione di un meccanismo sociale più ampio, ovvero la trasformazione dell'esperienza in spettacolo. Ed è significativo che sull'isola, secondo la commedia, non esistano specchi. L'assenza dello specchio assume allora un valore quasi antropologico, perché lo specchio non serve soltanto a vedere il proprio volto ma serve a costruire un'immagine di sé, e la società contemporanea sembra aver moltiplicato gli specchi all'infinito. Ma forse proprio questa sovrapproduzione dell'immagine produce una conseguenza paradossale, il fatto che più ci guardiamo, meno sappiamo chi siamo. Il Lotofago, invece, sembra sottrarsi a questa necessità di autorappresentazione. Non ha bisogno di apparire e chi non ha bisogno di apparire diventa, per una società fondata sulla visibilità, quasi invisibile. Da qui nasce anche la dimensione politica della commedia. L’Isola di Niente non ci dice che dovremmo diventare Lotofagi, ci chiede piuttosto di domandarci quanto della nostra vita sia realmente desiderato da noi e quanto, invece, sia stato socialmente prodotto. E allora il loto diventa una metafora potentissima.

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